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QUANDO E' POSSIBILE RESCINDERE UN CONTRATTO?

La rescissione è un istituto idoneo a tutelare gli interessi che possono venire lesi dal negozio giuridico, ed ha come fondamento un sostanziale criterio di equità o giustizia. Il suo scopo infatti è quello di tutelare l’equilibrio oggettivo del contratto sotto il profilo dell’equità piuttosto che l’effettiva volontà di vincolarsi.


Infatti i casi generali di rescissione sono due:


1. L’art. 1447 c.c. che prevede l’ipotesi di chi abbia assunto obbligazioni a condizioni inique per causa di un grave stato di pericolo alla persona noto alla controparte;


2. L’art. 1448 c.c. che contempla l’ipotesi secondo la quale una persona, che si trova in stato di bisogno, accetta di concludere un negozio nel quale il valore della sua prestazione supera il doppio del valore della controprestazione (per i contratti di divisione deve eccedere il quarto). Sono pertanto necessari tre presupposti: la lesione obiettiva di oltre il 50 (cinquanta) per cento, l’abuso (ovvero la consapevolezza di approfittare della situazione della controparte, al punto da aver costituito la spinta psicologica a contrarre), e lo stato di bisogno (ovvero di difficoltà economica anche temporanea). In particolare per quanto concerne lo stato di bisogno, questo può consistere anche in una difficoltà di liquidità, ovvero in una condizione ambientale riferita ad un familiare o ad altre persone con cui vi è uno stretto legame. I tre requisiti sono pacificamente intesi come tutti necessari e senza alcun rapporto di subordinazione. Sicché il negativo accertamento di uno di essi renderà superfluo l’accertamento degli altri dovendo sussistere tutti e tre gli elementi.


Esulano dall’ambito applicativo della fattispecie i contratti aleatori laddove quindi lo squilibrio sia conseguenza dell’alea del contratto.


Il negozio rescindibile non può essere convalidato da un successivo atto di volontà del soggetto che lasci perdurare lo stato di squilibrio dei valori. Solo una modifica sostanziale che ristabilisca la giustizia può sanare l’iniquo negozio.


Per evitare la rescissione per lesione può essere offerta una prestazione ulteriore che porti il contenuto del negozio al giusto valore.


L’azione si prescrive in un anno. Passato questo termine la rescissione non è più ammessa neppure in via eccezionale.

1 commento:

  1. ho rescisso un contratto con un architetto per errato progetto avendo calcolato una metratura inferiore a quella consentita,Posso chiedere i danni per danno patrimoniale

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